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Ferragamo, la sostenibilità nel settore della moda

Le sfide responsabili di un gigante del Made in Italy



FTA Online News, Milano, 04 Dic 2019 - 12:25

Chi è Ferragamo

Ferragamo è un colosso della moda Made in Italy attivo soprattutto nel campo delle calzature e della pelletteria. Il gruppo fu fondato nel 1927 da Salvatore Ferragamo, un calzolaio originario dell’Irpinia trasferitosi dodici anni prima a Santa Barbara in California, dove divenne famoso come "Il calzolaio delle stelle" perché capace di produrre calzature per i più grandi nomi del cinema del tempo, da Greta Garbo ad Anna Magnani, da Sophia Loren a Lauren Bacall, a Audrey Hepburn. Già nel 1938 Ferragamo rilevava a Firenze lo storico palazzo Spini Feroni che ancora oggi è la sede centrale del gruppo e ospita il suo museo. Alla morte di Salvatore, nel 1960, la società passò alla moglie Wanda (scomparsa nell’ottobre 2018) e ai figli. Nel 1965 cominciò la produzione di borse cui si aggiungeranno nei decenni le produzioni in seta, i profumi, gli occhiali, gli orologi, i gioielli. A fine 2018 comunque, su ricavi da 1,34 miliardi di euro (-3,3%), le calzature occupavano ancora il 41,2% e la pelletteria il 38,6%.

Nel 1986 venne aperto il primo punto di vendita monomarca gestito direttamente da Ferragamo a Hong Kong: è solo una tappa di un processo avviato già nel 1928 a Firenze, Roma e Londra e già passato per New York. E’ l’espansione della cosiddetta rete dei DOS (Directly Operated Stores, questo il termine tecnico del settore moda), che a fine settembre 2019 contava 349 punti vendita di questo tipo. A essi si aggiungevano ben 262 punti vendita monomarca gestiti da terzi nel canale all’ingrosso (Wholesale) e nel Travel Retail. Per avere un ordine di grandezza nel 2018 il retail ha coperto il 65,2% dei ricavi e il wholesale il 33,2% circa.

Nel 2011 la quotazione sul mercato azionario di Borsa Italiana a 9 euro per azione: la Finanziaria Ferragamo incassa dal collocamento circa 345 milioni di euro e scende al 56% circa del capitale. Oggi il titolo vale più di 18 euro, ma nel tempo è arrivato a valerne più di 32.

Il 2018 è stato comunque un anno complicato per la società. Il 54,27% del capitale azionario del gruppo è concentrato in Ferragamo Finanziaria (figli di Salvatore e loro eredi), ma un altro 10,68% è riferibile ai rami frammentati della famiglia. La Repubblica conta nel marzo 2019 circa 70 eredi, bambini compresi. La Ferragamo Finanziaria ha siglato nel 2017 un patto parasociale con la Majestic Honour Limited di Peter K.C. Woo (Hong Kong) vincolando complessivamente il 60,7% circa del capitale (il patto scadrà il 29 giugno 2020, ma è automaticamente rinnovabile). Per assicurare la coerenza del ruolo dell’azionista di riferimento sono state però imposte rigorose regole sulla vendita o il trasferimento delle quote di Ferragamo Finanziaria suddivisa tra i sei rami della famiglia. La governance ha mostrato negli ultimi anni qualche incertezza al punto da far parlare a più riprese di cessione della società. Dal 2006 al 2016 Michele Norsa è stato l’amministratore delegato di Ferragamo (rilanciandolo fino alla quotazione), la gestione dell’ad Eraldo Poletto (giunto da Furla) è durata però solo due anni e nel luglio 2018 è giunta alla guida Micaela le Divelec Lemmi da Gucci (gruppo Kering). Il rilancio di Ferragamo mostra delle fragilità: l’utile netto è calato fra il 2016 e il 2018 da 198 a 90 milioni di euro, mentre i ricavi cedevano 100 milioni nello stesso periodo. A fine settembre 2019 i ricavi dei 9 mesi salgono del 2,3% a 994 milioni, ma l’utile operativo (al netto dell’IFRS16) cede il 5,7% a 96 milioni mentre l’utile netto è sostanzialmente stabile a 65 milioni di euro.

 

La sostenibilità di Ferragamo

Ferragamo ha avviato l’integrazione della sostenibilità nelle strategia di crescita dal 2014 e ritiene che l’attuale contesto globale imponga prospettive di lungo periodo e obiettivi specifici per bilanciare i rischi derivanti dai cambiamenti climatici e dalle tensioni sociali e politiche. Nel 2017 il gruppo ha adottato il Piano di Sostenibilità per coinvolgere tutti i collaboratori nella ricerca dei nuovi obiettivi e per ribadire il proprio legame con la comunità in cui opera. Ferragamo ha aderito dunque all’Alleanza Italiana per l’Economia Circolare e alla Make Fashion Circular Initiative promossa dalla Ellen MacArthur Foundation. Per il gruppo i valori fondanti della creatività, dell’innovazione e dell’eccellenza artigianale si sposano naturalmente con l’impegno nella responsabilità sociale e l’attenzione agli impatti positivi e negativi sulla sfera sociale e ambientale interna ed esterna alla società. Ferragamo ha definito la propria strategia in questo ambito partendo dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite ed analizzando le azioni concrete da sviluppare al proprio interno. I principali obiettivi che sono derivati da questa analisi sono: Buona Salute, Educazione di qualità, Energia rinnovabile, Buona occupazione e crescita economica, Città e comunità sostenibili, Consumo responsabile. Nel 2018 l’aggiornamento delle analisi ha ulteriormente declinato gli impegni in ambito ambientale, nella gestione delle risorse umane, nella salute e nella sicurezza, nella cultura della sostenibilità.

 

Governance

Salvatore Ferragamo punta a una gestione responsabile e il suo sistema di corporate governance è conforme al Codice di Autodisciplina predisposto da Borsa Italiana. Il consiglio di amministrazione ha assegnato al Comitato Controllo e Rischi il potere di supportare le valutazioni e le decisioni del cda sulla gestione dei rischi derivanti da fatti pregiudizievoli, compresi i rischi reputazionali. Il Comitato supervisiona inoltre le questioni di sostenibilità collegate alle attività dell’azienda e alle sue interazioni con tutti gli stakeholder. Come in altri modelli societari evoluti, è presente in Ferragamo un modello di Enterprise Risk Management (ERM), che monitora i principali rischi aziendali. E’ presente anche un Comitato Guida ERM nominato e presieduto direttamente dall’amministratore delegato che condivide poi le proprie analisi con il Comitato Controllo e Rischi. Le analisi coprono tutti i maggiori tipi di rischio, da quelli di mercato e strategici a quelli operativi (processi caratteristici, rischi esterni, soddisfazione del cliente, qualità e sicurezza etc.). Vengono inoltre valutati i rischi finanziari e di compliance interna ed esterna. I rischi specifici individuati nell’ambito della sostenibilità riguardano la sfera sociale, il rispetto dei diritti umani, la sicurezza sul lavoro e altre tematiche contigue. Il gruppo si impegna nella valorizzazione delle persone e nell’attribuzione della centralità delle risorse umane. Sul fronte ambientale, Ferragamo sorveglia il rispetto della normativa e i rischi generati dalle attività, dai prodotti e dai servizi su cui ha un potere diretto. La società monitora anche la compliance impegnandosi nel contrasto della corruzione attiva e passiva. Al riguardo va segnalato che nel 2018 la Policy Anticorruzione già adottata dalla capogruppo è stata recepita da tutte le società controllate.

 

Made in Italy

Dalla propria fondazione Ferragamo tramanda e sviluppa la qualità Made in Italy e l’artigianalità tradizionale puntando a coniugarla con l’innovazione creativa e tecnologica. Il gruppo ha voluto ribadire il proprio impegno sul fronte della qualità sostenibile nel 2018 con il sandalo Rainbow Future, ispirato al Rainbow realizzato in camoscio nel 1938 per l’attrice Judy Garland, ma realizzato con tecniche e materiali responsabili che gli hanno fatto ottenere la certificazione ISO 14067. Questo permette di quantificare le emissioni collegate alla sua realizzazione e di compensarle con progetti di riforestazione in modo da renderlo "carbon neutral", ossia privo di impronta carbonica complessiva. Treedom (piattaforma web che permette di piantare un albero a distanza e seguirlo online) ha piantato 100 aranci nelle campagne del catanese e a ogni paio di Rainbow Future è legato, nel certificato di accompagnamento, un albero.

Ferragamo ricerca nuovi materiali sostenibili per la propria produzione e ne promuove l’impiego con diverse iniziative. Nel 2018 ha lanciato un concorso interno dedicato agli accessori in materiali sostenibili per i giovanissimi creativi e ha promosso l’impiego di materiali sostenibili alla seconda edizione del Green Carpet Fashion Awards promosso dalla Camera Nazionale della Moda Italiana. Ai team di stile, produzione e ricerca materiali Ferragamo ha proposto nel 2018 un workshop interattivo sui materiali sostenibili e innovativi organizzato da C.L.A.S.S. (Creativity Lifestyle and Sustainable Synergy).

 

Fornitori e lavoranti

Proviene da fornitori italiani il 99,7% degli accessori acquistati da Ferragamo, il 97,8% delle altre materie prime acquistate dal gruppo e il 99,3% dei tessuti. Da concerie italiane proviene il 94,3% del pellame acquistato. Questi numeri dimostrano il profondo legame del gruppo con il nostro territorio e Ferragamo si affida da sempre a un’ampia rete di lavoranti selezionati, competenti e spesso fidelizzati da anni di collaborazione. Il gruppo rivendica l’attenzione alla qualità delle materie prime, dei semilavorati e dei finiti anche tramite un’analisi della documentazione sugli impianti di produzione e in alcuni casi tramite la visita in loco. Ferragamo richiede ai propri collaboratori di affidarsi a un solo livello di subfornitura e seleziona i potenziali nuovi partner tramite requisiti tecnici, qualitativi e finanziari. In particolare richiede loro l’accettazione del Codice Etico, dell’Informativa Privacy, l'autocertificazione di verifica dei requisiti tecnico professionali (ai sensi del D.Lgs. 81/08), la Dichiarazione Unica di Regolarità Contributiva (DURC), la sottoscrizione della Restricted Substance List (RSL), la dichiarazione di conformità di applicazione delle norme previdenziali, assistenziali e di sicurezza sul lavoro, la dichiarazione di accettazione della policy di sub-fornitura, l'elenco dei sub-lavoranti e la sottoscrizione dell'impegno al rispetto della tutela del marchio. In ottemperanza al regolamento comunitario REACH, che restringe l’impiego di sostanze chimiche, Ferragamo conduce prove eco-tossicologiche su diversi componenti e prodotti finiti. Le Restricted Substance List (RSL) del gruppo sono delle liste volontarie tese a eliminare o ridurre l’impiego di alcune sostanze chimiche in alcune fasi produttive, sono state aggiornate nel 2018 e condivise con tutti i fornitori e lavoranti.

 

L’industria conciaria

Ferragamo acquista le pelli impiegate largamente nelle calzature e negli accessori dall’industria conciaria italiana, la più importante del mondo con circa 5 miliardi di euro di fatturato annuo, quasi 18 mila addetti e il 75% della produzione destinato all’export. Sono numeri da tenere a mente, insieme a quelli della produzione di 128 milioni di metri cubi di pelli finite e di 10 mila tonnellate di cuoio da suola, ma va anche evidenziato che l’industria della concia è su scala globale tra quelle a maggiore impatto ambientale. L’UNIC, l’associazione che rappresenta l’industria in Italia, è però consapevole di questa sfida. Dal rapporto di sostenibilità 2017 si apprende che per un metro quadro di prodotto servivano nel 2016 1,89 chilogrammi di prodotti chimici, 104 litri d’acqua, 0,96 TEP di energia (tonnellate equivalenti di petrolio). Fra il 2003 e il 2016 sono stati però ridotti del 20% i consumi d’acqua e del 32,2% l’utilizzo di energetici, mentre crescevano del 112,6% i costi ambientali e si promuoveva l’impiego della cogenerazione in conceria per sfruttare al meglio l’energia termica necessaria ai processi. L’impatto è sicuramente ancora imponente, basti pensare che solo nel 2011 l’Italia ha impiegato 47 milioni di tonnellate di sostanze chimiche nell’industria conciaria, ma va detto che anche le eventuali alternative sintetiche alla pelle non sarebbero esenti da gravi impatti ambientali. I processi impiegano in larga maggioranza la concia al cromo trivalente, mentre la concia al vegetale o quella organica ricoprono una fetta di mercato minore. Si è comunque fatto molto e la stessa Unic afferma nel report citato che: "L’efficienza dei sistemi di depurazione operativi nei distretti, consente di eliminare dai reflui di lavorazione percentuali prossime al 100% di solidi sospesi, azoto, cromo trivalente e carico organico (COD)". In particolare si tratterebbe del 96,6% dei COD, del 99,4% dei solidi sospesi, del 93,5% di azoto totale e del 99,3% di cromo trivalente (che comunque non risulta pericoloso per la salute umana a differenza del cromo esavalente). Circa l'85% delle concerie invia i reflui prodotti a depuratori consortili e non genera dunque direttamente fanghi e acque di scarico, ma si serve del sistema fognario per inviarle agli impianti. Carniccio e rifiuti di calcinazione sono residui eliminati meccanicamente dalle pelli dopo il trattamento con calce e solfuro. Sostanze organiche, calce e solfuro sodico sono i maggiori inquinanti di questi processi industriali.

Da monitorare anche le emissioni in atmosfera: per ogni metro quadro di pelle si stima l’emissione di 54,1 grammi di Composti Organici Volatili (COV) e 1,97 chilogrammi di anidride carbonica equivalente.
Se si moltiplicano questi numeri per 128 milioni di metri cubi di pelli finite l’anno, si ottengono cifre assai rilevanti, ma va detto che i risultati ottenuti sul contrasto all’impatto ambientale sono stati notevoli nei tre distretti principali che sono in Toscana, Veneto e Campania.
Un discorso a parte meriterebbe poi la filiera dei tessuti, ma per il momento restiamo focalizzati sul business di Ferragamo e sulla sua sostenibilità.

 

Clienti

Ferragamo punta a mettere la soddisfazione del cliente al centro delle proprie strategie, analizzandone e in certi casi anticipandone i bisogni latenti con monitoraggi continui su vendite, mercato e settore. In questo ambito si è posto l’accento sulla formazione del personale retail che deve comunicare i valori del gruppo. Sono state sviluppate delle piattaforme digitali di apprendimento iLearn in nove lingue e calibrate sugli acquisti dei diversi store con informazioni sulle collezioni uomo e donna. Previste anche sessioni in aula per i team di client advisor che ottengono informazioni che variano dalla cultura cinese alla conoscenza delle lavorazioni e caratteristiche del pellame. Sono state attivate anche diverse iniziative anticontraffazione, da quella basata sui TAG, che identificando ogni prodotto in maniera criptata consentendo di individuare eventuali falsi, al contrasto diretto. "Nel corso del 2018 sono stati rimossi 3.218.080 contenuti e profili illeciti dalle principali piattaforme social e sono state intercettate, bloccate e rimosse dai siti di aste online 124.302 inserzioni di prodotti contraffatti. Inoltre, sempre nel 2018, sono stati rintracciati e rimossi 256 siti web illeciti e sono stati rimossi 128.346 utilizzi della parola "Ferragamo" come keyword su Marketplace digitali", secondo quanto emerge dalla Dichiarazione non finanziaria sul 2018. Lo scorso anno, inoltre, il Tribunale di New York ha inibito l’utilizzo del marchio Ferragamo da parte di 60 proprietari di profili online illeciti, condannandoli a un indennizzo di 60 milioni di dollari. Uno dei territori più sorvegliati su questo fronte rimane la Cina. Nel 2018 è stata rinnovata la piattaforma eCommerce e sono state promosse iniziative di tipo "omnichannel".

 

Le persone di Ferragamo

Fin dalla sua fondazione Ferragamo ha visto nel proprio personale una leva indispensabile del proprio successo. A fine 2108 erano 4.228 i dipendenti del gruppo, dei quali 1.128 sotto i 30 anni di età e circa il 70% donne. Il 92% dei dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato. Il gruppo promuove a tutti i livelli una politica di inclusione e di rispetto delle pari opportunità. Dalla Dichiarazione non finanziaria del 2018, si apprende che le donne occupano il 65% dei livelli organizzativi più elevati e costituiscono, come detto, un’ampia maggioranza della popolazione aziendale. Le politiche di remunerazione adottate puntano a riconoscere il merito e i contributi personali dei dipendenti. Oltre il 50% dei dipendenti è coperto da accordi di contrattazione collettiva. Un obiettivo strategico del gruppo è quello di attrarre talenti e, fra le numerose iniziative, si evidenziano le collaborazioni con diversi atenei italiani, business school e accademie del design, che prevedono presentazioni, career day e field project. Ferragamo segnala inoltre che nel 2018 sono entrati nel gruppo 1.553 dipendenti di cui circa la metà under 30 e circa il 67% donne (turnover complessivo in entrata pari a circa il 37%).

L’attenzione per la persone passa dalle iniziative di welfare aziendale. Il piano di flexible benefit del gruppo è attivo dal 2014 a supporto dei lavoratori e delle loro famiglie. Prevede la possibilità di sostituire o integrare una quota della retribuzione accessoria con servizi. Varie convenzioni consentono inoltre ulteriori agevolazioni ai dipendenti (salute, banche, assicurazioni, turismo, sport). Nel settembre del 2019 Salvatore Ferragamo ha inoltre ottenuto la certificazione di responsabilità sociale SA8000 per il perimetro delle proprie attività italiane: è il principale standard di certificazione sociale basato sulla Dichiarazione Universale dei diritti umani, sulle convenzioni dell'ILO, sulle norme internazionali sui diritti umani e sulle leggi nazionali del lavoro.

 

Territorio, cultura e comunità

Nell’ambito del rapporto fondante con il territorio e le comunità in cui opera, Ferragamo sottolinea il legame inscindibile tra moda, arte e cultura. Ferragamo ha contribuito in maniera importante al restauro della Fontana del Nettuno, la prima fontana pubblica della città di Firenze, per la quale ha investito tra il 2016 e la fine del 2018, 1,5 milioni di euro. Il gruppo promuove la cultura italiana nel mondo con varie iniziative e si ricorda il Museo Salvatore Ferragamo che ospita progetti e mostre e ha registrato dal 2006 oltre 395 mila visitatori. Nel sociale ha supportato la Comunità di San Patrignano e sponsorizzato la manifestazione sportiva benefica "Corri la Vita". La Charity Policy di Ferragamo ha visto la collaborazione con Trisomia 21 Onlus, l’associazione Fàedèsfa ONLUS, la CBM Italia Onlus. Nel 2018 sono stati più di 5.800 i pasti donati al Banco Alimentare in Italia, altre iniziative hanno supportato realtà locali nel mondo, dal Messico alla Corea a Hong Kong.

 

Ambiente

Ferragamo promuove la riduzione dell’impiego di carta e plastica e l’efficientamento dell’impiego di risorse energetiche ed idriche. Nel 2018 il gruppo ha ridotto i consumi di gas naturale da 11.963 a 10.787 GJ e quello di combustibili non rinnovabili da 9.266 a 9.058 GJ. I consumi energetici totali sono passati da circa 110 a circa 128 mila GJ nell’anno. In Italia il 100% dell’energia impiegata proviene da fonti rinnovabili (è "energia verde" certificata dall’Enel). La sede di Osmannoro è dotata di un impianto solare che raggiunge una potenza di 396 kWp e l’energia elettrica autoprodotta dall’impresa è stata pari a 1.107 GJ. Gli impieghi idrici sono destinati principalmente a esigenze domestiche e all’utilizzo igienico-sanitario dei dipendenti: i soli uffici del gruppo hanno consumato, nel 2018, 39.544 metri cubi d’acqua. Lo scorso anno sono state 1.051 le tonnellate di rifiuti prodotti.

Il gruppo Ferragamo monitora inoltre su scala globale le proprie emissioni di gas serra tenendo in considerazione anche l’impronta carbonica delle spedizioni via mare e via terra dal magazzino della capogruppo ai magazzini regionali, agli store e ai clienti europei. La società ha calcolato tra il 2017 ed il 2018, una riduzione delle emissioni dirette (Scope 1) da 1.327 a 1.034 tonnellate equivalenti di CO2. Le emissioni indirette Scope 2 passano da 10.404 a 12.517 t CO2 eq e quelle Scope 3 da 3.132 a 2.832 t CO2 eq. Diverse le iniziative in questo ambito e si evidenzia che dal 2017 la capogruppo partecipa volontariamente al Carbon Disclosure Project (CDP). Nel 2018 è stata inoltre completata la realizzazione del nuovo polo logistico da circa 20.000 metri quadrati presso lo stabilimento di Osmannoro. Per l’edificio è stato intrapreso il percorso di certificazione LEED con l’obiettivo di ottenere il livello più alto, il Platinum.

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