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Bio: crescita certificata

Il biologico italiano registra numeri da capogiro ed è oggi un traino per il settore agroalimentare. Ma sono in aumento anche rischi e frodi: come contrastarli?



02 Apr 2015 - 16:29

Negli ultimi 10 anni, dal 2005 al 2014, il valore dei prodotti alimentari a marchio bio nella GDO in Italia è cresciuto del 220%. È questo il dato che testimonia in maniera più eclatante l’attuale boom del biologico. Nomisma lo rendeva noto alla fine dello scorso anno, proprio mentre Coldiretti annunciava che il valore degli acquisti alimentari nel nostro Paese era regredito di oltre 33 anni, ai livelli minimi del 1981.

I numeri del biologico

Con una produzione che coinvolge oltre 50mila operatori e 1,2 milioni di ettari di terreno coltivato (il 10% dei terreni dedicati complessivamente all'agricoltura, con una crescita annua del 12%), l’Italia è il sesto Paese al mondo per superficie dedicata al bio, preceduta da Spagna, Cina, Usa, Argentina e Australia. Lo dicono i dati presentati a febbraio da Organic Monitor durante la fiera Biofach di Norimberga, dai quali emerge che siamo anche leader europei per numero di operatori e primi al mondo nelle esportazioni: secondo Aiab, Associazione italiana per l’agricoltura biologica, il valore dei prodotti biologici esportati dall’Italia supera il miliardo di euro.

Inoltre, nel 2014 il giro d’affari di questo comparto – stando alle stime FederBio, la Federazione italiana agricoltura biologia e biodinamica – è stato di circa i 2,6 miliardi di euro, con una crescita dell'8% rispetto al 2013, dato che vale il 3,5% dei 132 miliardi fatturati dall’intero settore agroalimentare.

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Quali prodotti sono bio?

Ma che cos’è un prodotto bio? L’ultimo intervento dell’Unione Europea per regolamentare il mercato biologico risale al giugno del 2007: con l’approvazione del Regolamento 834/07, l’Ue ha stabilito una definizione più precisa dei metodi di produzione e reso obbligatoria la certificazione dei prodotti presso uno degli organismi di controllo privati. Ad esempio, un prodotto per essere biologico deve essere coltivato su terreni lontani da fonti di contaminazione, come fabbriche e autostrade, e senza lutilizzo di prodotti chimici di sintesi come fertilizzanti, diserbanti e insetticidi; e, nel caso di prodotti di origine animale, deve provenire da bestiame nutrito con mangime non trattato chimicamente, senza l'uso di antibiotici, ormoni o altri stimolanti della crescita.

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False certificazioni                     

Come spesso accade, tuttavia, crescite repentine come quella di cui è stato protagonista il bio sono accompagnate dalla diffusione di frodi e contraffazioni. L’ultimo caso è quello relativo alla recente maxi operazione della Guardia di Finanza di Pesaro denominata Vertical Bio, che ha portato al sequestro di oltre 2.200 tonnellate di cereali in grano accompagnate da una certificazione falsa, per un valore complessivo pari a circa 3 milioni di euro.

Rimedi contro le frodi

La ricerca dei rimedi contro questi fenomeni prosegue senza sosta. L’ultima proposta arriva dall’Autorità bavarese per la salute e il cibo e dalla Würzburg University, che per prime hanno sfruttato la tecnica della spettroscopia di risonanza magnetica nucleare: un esame che permette di distinguere i prodotti bio da quelli non bio sulla base della struttura molecolare. Da Accredia e FederBio arriva invece un tentativo di rafforzare il sistema dei controlli: l’ente unico italiano di accreditamento e la federazione delle imprese del settore hanno creato Data Bio, una banca dati europea che si propone di fornire ai consumatori e agli addetti ai lavori informazioni sicure sulla tracciabilità dei prodotti bio e delle produzioni agroalimentari. Per proteggere un settore che in pochi anni, da fenomeno di nicchia, è diventato un traino dell'agricoltura italiana.

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Contenuti a cura di The Van


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