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L’Italia è regina dei formaggi D.O.P. in Europa

L’alta reputazione dei nostri formaggi tipici fa crescere l’export. E con 48 denominazioni di origine protetta abbiamo superato la Francia, diventando leader continentali



04 Nov 2015 - 18:41

Il 29 settembre scadeva l’ultimatum della Commissione Europea nei confronti dell’Italia. La richiesta era quella di abolire il divieto di utilizzare latte in polvere, latte concentrato e ricostruito nella caseificazione. Per salvare il formaggio Made in Italy e le sue ricette originali si è mosso un vero e proprio movimento sostenuto da decine di migliaia di italiani, da Coldiretti, Slowfood, ma anche da Comuni e Regioni, che temevano gli effetti del provvedimento sul ricco patrimonio enogastronomico italiano, sulle caratteristiche dei prodotti e sulla loro genuinità. La normativa suggerita dall’Ue, che non ha poi ottenuto il via libera, avrebbe influito pesantemente sulla preparazione di buona parte dei nostri prodotti lattiero-caseari, eccezion fatta per quelli a Denominazione di Origine Protetta, per i quali valgono i disciplinari di produzione depositati presso la Commissione europea.

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I nostri formaggi scalzano quelli francesi

Nel 2015 sono ben 48 i formaggi italiani appartenenti a questa ristretta categoria d’eccellenza: dopo aver superato i “cugini” francesi, fermi a quota 45, siamo il Paese con il più alto numero di prodotti lattiero-caseari tutelati dall’Unione Europea. Secondo Coldiretti, la nostra produzione “d’eccellenza” è di circa 500 milioni di chili l’anno, il doppio rispetto a quella francese, e assorbe circa la metà del latte italiano.

Sale la domanda all’estero

Una tendenza che si conferma anche in altri mercati internazionali: la fama dei formaggi italiani ne sta alimentando l’export in tutto il mondo, in salita dell’8% nel primo semestre del 2015. Lo affermano i dati Coldiretti divulgati in occasione di Cheese 2015, evento organizzato da Slow Food e alla Città di Brà. I valori delle esportazioni hanno superato i 2 miliardi di euro nel 2015, mentre i volumi, secondo le analisi sul lattiero caseario CLAL, sono stati pari al 34% della produzione. Di questa grossa fetta destinata a oltrepassare i confini nazionali, i tre quarti vengono “piazzati” sul mercato comunitario, per lo più in Francia (+4% nel 2015 secondo i dati Istat: un dato particolarmente positivo), Germania, e Regno Unito, mentre fuori dall’Europa i principali importatori sono Stati Uniti e Cina, dove la crescita negli ultimi sei mesi è stata rispettivamente del +18% e +30%. E la parte del leone, neanche a dirlo, la fanno Grana Padano e Parmigiano Reggiano.

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L’export premia il DOP

I dati CLAL indicano che nel 2014 è stata destinata ai mercati esteri una quantità di Grana e Parmigiano corrispondente a 2 milioni e mezzo di forme, più di 100mila tonnellate, equivalenti a un terzo della produzione. Seguono le esportazioni di Pecorino, che tra DOP e non DOP corrispondono al 30% della produzione, così come quelle del Gorgonzola. Buone performance anche per il Provolone, con un export misto tra variante DOP e non DOP pari al 17%, mentre Asiago, Montasio, Caciocavallo e Ragusano esportano l’8% della produzione complessiva. E se aumentano le esportazioni, diminuiscono le importazioni: esattamente del 30% per i formaggi duri non DOP dall’inizio del 2015, dato attribuibile anche ai consumi contenuti nel nostro Paese rispetto alle medie europee.

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I consumi interni

Mangiamo infatti poco più di 20 chili e mezzo di formaggio pro capite l’anno: ci precedono i francesi con oltre 25 chili, gli islandesi, i finlandesi, i tedeschi, gli estoni e gli svizzeri. E i consumi non sono distribuiti equamente tra la popolazione: uno studio Ismea-Gfk-Eurisko del 2011 ha infatti individuato le cosiddette “famiglie DOP”, cioè un nucleo di due milioni e 300mila famiglie, pari al 10% del totale nazionale, che consuma quasi un terzo dei formaggi a denominazione protetta. Le “famiglie DOP”, secondo la ricerca, avrebbero un profilo tipico: nuclei numerosi, che risiedono per lo più nei piccoli centri del Nord-Ovest, disposti a pagare anche il triplo per portare a tavola un formaggio insignito del riconoscimento comunitario. Poche famiglie, che mangiano un numero ristretto di formaggi: il 90% dei consumi sono rappresentati infatti da Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola, Pecorino romano e Mozzarella di bufala Campana.

 

Contenuti a cura di The Van


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