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Mangiar sano e sostenibile: a Milano arriva la Food Policy

Anche il capoluogo lombardo, come molte altre metropoli, adotterà una politica strategica per la sostenibilità alimentare sul suo territorio. E il prossimo obiettivo è una rete internazionale



08 Lug 2015 - 16:48

Nell'anno di Expo, Milano lancia la sua battaglia contro gli sprechi alimentari. E lo fa elaborando una Food policy che, in attesa dell'approvazione consiliare, promette di rivoluzionare il sistema di gestione delle risorse alimentari del capoluogo. Tra gli obiettivi: favorire l'accesso al cibo da parte delle fasce più deboli, tutelare biodiversità e innovazioni tecnologiche e investire nell'educazione.

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Nutrire le metropoli, il tema del futuro

D’altronde, quella di adottare una politica in grado di gestire un problema stratificato come quello del cibo è una strada già intrapresa da diverse metropoli in tutto il mondo. Ad esempio New York, Londra, Amsterdam e Città del Messico, diversissime per identità culturale ma unite dal fatto di aver rimesso in discussione le loro politiche in vista di un nuovo modello che favorisca i cibi sani, equi e sostenibili. Se, come stima l'agenzia delle Nazioni Unite UN-Habitat, tra 15 anni il 60% della popolazione mondiale vivrà nei centri urbani, si capisce bene perché parlare della gestione dei cicli alimentari delle grandi città voglia dire parlare del futuro del pianeta.

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Il progetto-Milano

Naturalmente ogni metropoli ha le sue peculiarità. E così anche nel caso di Milano la prima fase del progetto, avviata nel luglio 2014, è consistita in un lavoro di analisi e di studio delle abitudini alimentari dei milanesi, oltre a un serrato confronto con associazioni e privati cittadini, da cui prendere le mosse per definire le azioni concrete. Il quadro emerso (disponibile sul sito foodpolicymilano.org) presenta una Milano in cui ogni famiglia spreca in un anno 450 euro di spesa alimentare, il 78% dei cittadini acquista cibi al supermercato nonostante la presenza di negozi bio ed equo-solidali e di oltre 80 gruppi di acquisto solidale, e ogni milanese produce 54 chili di rifiuti organici all'anno (analisi effettuata dall'Associazione Economia e Sostenibilità).

La prossima fase, prevista per la seconda metà del 2015, prevede il lancio di progetti pilota che dovrebbero riguardare l'intero ciclo di vita del prodotto, dalla pianificazione logistica della distribuzione alla gestione di aree urbane da riconvertire all'agricoltura, dai servizi di welfare all'educazione alimentare nelle scuole, fino alla valorizzazione delle produzioni che si distinguono per il rispetto degli standard di sostenibilità.

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Verso un patto internazionale

Ma Milano si propone come capofila di un progetto ancora più ambizioso: la costituzione di una rete internazionale tra le città già orientate alla Food policy, uno scambio di esperienze per arrivare alla definizione di principi (teorici) e progetti (concreti) condivisi. Come dichiarato dal sindaco Giuliano Pisapia in occasione di “Expo delle Idee” dello scorso febbraio, l'idea è quella di approfittare dei mesi di Expo per coinvolgere quanti più sindaci possibile in vista della ratifica dell'Urban Food Policy Pact, prevista per ottobre. Ad oggi sono 46 le città che hanno già dato la loro adesione (da Atene a New York, da Pechino a San Paolo fino a Parigi e Roma) ma la lista è destinata ad allungarsi, a tutto vantaggio di un progetto che vuole essere davvero “globale”. Obiettivo di certo ambizioso, ma possibile, specie nell'anno di Expo.

 

Contenuti a cura di The Van

 


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